18 ott 2017

La memoria della terra. Cimitero minoico di Armeni.



La decisione l'abbiamo presa immediatamente. Mentre eravamo in viaggio verso Plakias, A. alza la mano ed indicando qualcosa con un dito, grida: " Il cimitero minoico a destra! Volete vederlo?". "Certo che vogliamo!", rispondo  incuriosita. In attimo dopo ci ritroviamo già in un piccolo parcheggio. La polvere del terreno si alza improvvisamente per girare intorno alle ruota della macchina e poi cadere di nuovo assonnata. Poco dopo sentiamo un suono dello sbattere. Un inglese che stava lasciando il parcheggio, ha battuto il nostro paraurti.
A. si avvicuna, guarda e agita la mano in segno di non pensarci più. "Vada, vada, non è niente!", dice A. all'uomo inglese e lui, probabilmente sentendo un sollievo, ci fa un saluto e se ne va. 
A. ci guarda e chiude con la battuta: "Insomma, il paraurti servono ad essere urtati."


Luce, ombra, e madre natura


Un'atmosfera sonnolenta di una calda mattina viene percepita anche da un gatto locale che stava sdraiato serenamente accanto alla porta della biglietteria, che assomigliava piuttosto ad un modesto ufficio. Gli scavi, tuttavia, non attirano molti visitatori. Oltre a noi, solo due coppie di turisti stavano camminando lungo i sentieri tra i remoti ulivi.  Gli scavi assomigliano ad un parco tranquillo il quale però nascondere un grande segreto, e il silenzio prevalente sembra obbligare tutti i visitatori a mantenerlo ed anche noi, senza rendersene conto, all'inizio parlavamo a bassa voce.

Il gatto che sorveglia i segreti minoici

Sito archeologico di Armeni


Tutte le tombe a camera scavate nella roccia sono rivolte verso oriente, e le loro dimensioni testimoniato l'importanza sociale del defunto. Ad ogni posto di sepoltura portano le scale di pietra, ormai consumate dal passare del tempo e dai piedi umani. All'ingresso ad alcune sta ancora una pietra rotonda, che una volta serviva a chiudere l'apertura della tomba.  Lì si scontrano due superfici, quasi metafisiche, apparentemente impercettibili. Una tranquilla, fredda e morta, nascosta all'ombra delle antiche cripte e l'altra gioiosa e solare, piena di vita e di colore - sta proprio sopra, in cima delle scale di pietra. Un silenzioso crechio della vita, a cui assistono dei vecchi ulivi, stabili nella loro amata terra.

Entriamo nella più grande delle tombe, chiamata tholos. Attorno la scala in pietra la madre natura ormai avvolge le proprie mani, decorando gli antichi gradini di un vivo ciuffo di erba verde. E' un piacevole contrasto rispetto ad un corridoio buio che porta all'antica cripta. Scivolo dall'ultimo gradino nascosto nell'ombra, però una mano invisibile mi protegge dalla caduta.
Fa freddo. A. accende la torcia visto che l'illuminazione installata all'ingresso della tomba non funziona. E' facile immaginarsi degli antichi riti svoltisi lì secoli fa, il fuoco ardente. Non si sente più però alcuna presenza invisibile. Il passare dei secoli, e probabilmente le folle di turisti che ci arrivano, hanno liberato quell'aura pesante che a volte accompagna i luoghi di sepoltura. Nella tomba c'è sono il freddo ed il silenzio della rassegnazione. Stiamo in silenzio anche noi, abbracciando con lo sguardo l'intera stanza buia.

Le scale che portano ad una delle tombe

La luce e l'ombra

Entrando nel tholos

La luce e l'ombra


Curiosità:

- Il cimitero si trova a circa 8 km a sud da Rethymno, basta seguire la strada a sud in direzione di Spili. Arrivati alla periferia di Armeni, vedrete un cartello indicatore che vi porterà al sito archeologico,

- la necropoli di Armeni, risalente al XIII-XII secolo a.C., fu scoperta nel 1969 da Yiannis Tzedakis; in più di 200 tombe furono trovati dei 500 scheletri, ma anche le ceramiche ed i gioielli,

- il biglietto d'ingresso costa 2 euro.

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